quando il video va on line

Streaming, codifica, protocolli e reti

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È possibile trarre delle conclusioni per un argomento che è in continua evoluzione? Non abbiamo la presunzione di avere delle verità assolute. Di certo abbiamo realizzato un percorso di approfondimento che ci ha portato a studiare il video on line, non solo nelle sue componenti strettamente informatiche, ma in più di un caso anche nelle sue implica­zioni storico-sociali.

Abbiamo analizzato il video on line nelle sue diverse declinazioni, iniziando con un approccio storico al video on line e di come, comprensibilmente, ma curiosamente per noi oggi che viviamo di prodotti multimediali, la rete non fosse stata assolutamente concepita per trasmettere immagini in movimento codificate. Negli anni Sessanta, alle origini del packet switching, della commutazione di pacchetto, l’obiettivo era far dialogare fra di loro degli elaboratori che provavano a scambiarsi messaggi di testo utilizzando la linea telefonica analogica. La posta elettronica, sorta di effetto collaterale, il web, i video erano di là da venire.

Il video on line ha faticato per tutti gli anni Ottanta e buona parte dei Novanta. I video clip musicali, l’affermarsi della banda larga, i fruitori che divengono autori e quindi i siti di video sharing, hanno messo le premesse per l’esplosione dei prodotti multimediali on line che ha come dato macroscopico i due miliardi di pagine al giorno lette di YouTube.com

Dopo la ricostruzione storica abbiamo analizzato la struttura e le modalità di trasmissione dei file audio-video in rete. Siamo partiti da quelli che possono essere le strutture comuni a qualunque file inviato in Internet, in una sessione di comunicazione tra due host nell’ambito dell’architettura client-server per approdare a quelle specifiche per la multimedialità. Abbiamo illustrato, quindi, la commutazione di pacchetto, parlato del bit-rate e di come le sue variazioni influenzino la trasmissione in rete e valutato il ruolo dei protocolli della suite TCP/IP, fondamentali per le modalità di trasmissione.

Peculiare di un file multimediale è il fatto che la sua trasmissione non coinvolga solo client e server, ma anche un player, lettore multimediale, che riproduce il file compresso, dopo averlo decompresso con lo stesso codec che ha realizzato la compressione. Abbiamo definito, tra le caratteristiche peculiari, come i file multimediali possono essere trasmessi sia in streaming live oppure on demand, ma anche scaricati (come gli MP3) prima di essere riprodotti, oltre ad aver approfondito le modalità di distribuzione in rete (unicast e multicast), utilizzate per i diversi tipi di streaming.

Analizzata, quindi, la rete di distribuzione del prodotto audio-video, il passo successivo è stato quello di guardare dal di dentro il file audio-video e di capire come lavorano per la trasmissione streaming formati di file, codec e player e quali sono i più utilizzati analizzando tecniche e metodologie di compressione, quelle con cui si traduce il file in una sequenza binaria che viene inviato, in pacchetti, in rete.

I file multimediali hanno caratteristiche peculiari e richiedono servizi particolari alla rete. Servizi che forniscono i protocolli. L’evoluzione della suite di protocolli TCP/IP negli anni, la realizzazione di altri e specifici protocolli per la multimedialità, hanno affiancato la diffusione della banda larga e l’affermazione dei video clip, contribuendo ad una migliore fruizione in rete dell’audiovideo e quindi al suo successo.

Oggi è possibile interagire con un video on line esattamente come si fa con un dvd, grazie al protocollo RTSP e i successivi protocolli RTP e RTPC non solo permettono di ovviare alle lacune dei protocolli tradizionali di trasporto come UDP, che non garantisce per la consegna una volta avvenuto l’invio, ma come TCP contribuiscono a monitorare il buon fine della sessione di comunicazione grazie anche a reti dedicate ai file multimediali come le CDN, sorta di megaserver dedicati, ben distribuiti geograficamente, che duplicano ed inviano il file multimediale evitando che al server originale se possano chiedere copie in numero tale, durante una diretta live, da bloccare la trasmissione.

Alla prospettiva storica si è poi unita, quindi, la fotografia sull’attualità, su cosa significhi oggi, inviare un file video on line, dopo averne definito i vari momenti strutturali e le diverse morfologie. Quindi ieri, oggi, ma anche domani con la realizzazione di una pagina web in HTML5, evoluzione di HTML 4.01, un linguaggio che semplifica significativamente il codice e le modalità di pubblicazione di un video embedded nelle proprie pagine facendo affidamento sull’ennesima necessaria mutazione genetica dei browser i cui programmatori, gradualmente stanno recependo le direttive del World Wide Web Consortium  in tal senso.

HTML5 sfida i potentati economici dei software proprietari. Arrivare ad un unico standard di pubblicazione dei video, ma in generale di qualunque applicazione per il www, che trovi nell’open source il punto comune di crescita, è il modo migliore per un web sempre più interattivo, di interpretare, da un lato, e sostenere dall’altro, le relazione umane.