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Streaming, codifica, protocolli e reti

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Video on line. Una storia in breve

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Un’affermazione tardiva | Video clip | YouTube.com | I media tradizionali

 

È difficile immaginare che i fondatori/inventori della Internet pensassero ai video on line: la rete, negli anni Sessanta, non fu concepita per trasferire file multimediali, tanto meno in streaming. Prioritario era sperimentare e verificare se i diversi calcolatori, in linguaggio binario, potessero dialogare fra di loro, utilizzando la linea telefonica analogica. Fino alla seconda metà degli anni Novanta, per quanto il dibattito sul futuro della rete fosse intenso, il video on line sembrava quasi non avesse cittadinanza nel world wide web.


Un’affermazione tardiva

Uno streaming video ad inizio anni Novanta significava immagini a bassa risoluzione, una bassa frequenza di trasmissione, un ancor più basso numero di frame al secondo. Insomma più che un video, un’evoluzione un po’ confusa di un’animazione in .gif. Non esistevano ancora i prerequisiti per l’affermazione dei video in streaming: il world wide web, a pochi anni dalla nascita, non li prevedeva neanche. La sola idea della riproduzione in streaming e in remoto, era lontana dall'affermarsi, anche se i Mac e i PC dell'epoca erano già dotati di processori così potenti da poter riprodurre un video almeno in locale. La macchina computer, per i video, era considerato alla periferia dell’impero della riproduzione, dopo la televisione collegata al videoregistratore o all’allora nuovo lettore DVD.

Le difficoltà tecniche hanno avuto un ruolo importante nella diffusione del video on line. Non era facile realizzare, pubblicare e poi riprodurre un video dal web. Occorreva avere il giusto player/plug-in installato e poi tutta una serie di settaggi che venivano impostati manualmente, senza dimenticare che in assenza di banda larga i modem da 56Kbs dell’epoca non riuscivano a gestire una trasmissione in streaming. D’altronde se fruire di un video on line era difficile, difficile era anche realizzarlo (le webcam erano ancora per pochi) e pubblicarlo: erano necessarie nozioni di web design, di HTML, sapere cosa fosse un FTP, capirne di hosting e così via, a parte un quasi mai disponibile collegamento in banda larga. Infine, è triste dirlo, mancavano contenuti decenti per i video on line che, in pratica, erano ben poco interessanti.

La tardiva affermazione dei video on line, sintetizzando, dipese da:

  • Banda larga per pochi. I collegamenti in banda larga erano un privilegio per pochi. I costi erano troppo elevati. La maggior parte degli utenti usava collegamenti analogici dial-up a diverse velocità. Solo alcune aziende potevano permettersi ISDN o ADSL, mentre i collega­menti domestici in banda larga erano praticamente inesistenti.
  • Multimedialità non incoraggiata. I Mac e i PC in vendita agli inizi degli anni Novanta potevano riprodurre video, ma come funzione accessoria. Basta ricordare quanto poco spazio dessero agli audio-video i sistemi operativi OS 8 e Windows 98. I video al computer, come li intendiamo oggi, erano marginali rispetto ai lettori VHS e DVD, in funzione dei video televisivi.
  • Lo scoppio della bolla di Internet frenò lo sviluppo del video on line. In realtà la sfiducia fu generale sull’intera Internet dall’inizio del 2000 e lo sviluppo del video on line ne risentì. Solo dopo il 2003 gli utenti e i venture capitalist cominciarono a ritrovare fiducia nella rete e nella sua tecnologia. Per il video iniziava una nuova stagione di investimenti e di sperimentazione.
  • Non sempre era possibile scegliere il lettore. C'erano tre, e solo tre, tipi di lettori: Apple QuickTime, RealPlayer e Windows Media Player ed erano, come si dice, proprietari: ognuno riproduceva i propri video. Difficilmente si riusciva ad averli tutti contem­po­raneamente sul proprio PC, limitando di fatto i video che potevano essere fruiti.
  • Poco pubblico e scarsa offerta. Con tutte queste difficoltà erano pochi i fruitori di video online, ma è anche vero che l'offerta era limitata. Di tanto in tanto un demo, alcune news, video didattici, e poco di più.


Video clip

L’inversione di tendenza che ha portato all’affermazione planetaria del video on line passa attraverso una serie di fattori concomitanti. Fra i più importanti: il successo istantaneo delle video clip, il diffondersi della banda larga, la nascita di siti per la condivisione video e, non ultima, la possibilità per il fruitore di farsi anche autore/editore.Le video clip, filmati di breve durata, ma con una propria logica narrativa, forniscono i contenuti che alimentarono quell’interesse che fino a quel momento era mancato. Le video clip, insieme ai segmenti di show e di film, ma anche la sola riproduzione dei trailer cinematografici, catturano l’attenzione e sono graditi, perché sintetici, a chi naviga in rete. Le clip durano al massimo dieci minuti, ma anche meno di un minuto, sono concepite per essere condivise, e se hanno successo vengono definite viral video. La clip pubblicata è chiamata post in inglese, e il gergo informatico parla di video postati. Vari gli argomenti delle clip: momenti privati e famigliari, spesso con risvolti umoristici, news, ma anche le scene principali dei film, gli sketch dell’attore o del comico preferito, citizen journalism, e soprattutto tanta, tanta musica e relativi gruppi musicali.

Il presupposto tecnico è stato l’affermazione della banda larga soprattutto quella domestica, ma anche di siti web che permettevano agilmente agli utenti di caricare i propri video, creati in proprio o registrati e selezionati dalla televisione, o da qualsiasi altra fonte video e di condividerli: parliamo di siti come Google Video, Yahoo! Video, metacafè.com e il più famoso di tutti YouTube.com, nato nel 2005. I siti di video sharing, per rendere facile la vita agli utenti, accettano tendenzialmente filmati in qualsiasi tipo di formato, proveniente dai telefoni cellulari, dagli iPhone ad esempio[1], come dalle webcam HD o dalle DV cameras e così via. Questo è il senso più nuovo della rivoluzione tecnologica in atto: l’uomo della strada si è trasformato da fruitore a produttore di notizie. Può fornire contributi che sono chiamati UGC, User Generated Content (contenuti realizzati dagli utenti stessi), che possono essere caricati dopo aver riempito un apposito modulo, seguendo le facili indicazioni sull’interfaccia del sito che li ospiterà. Una procedura agevole, quasi come allegare un documento ad un’email, grazie ad una tecnologia user-friendly. Un ulteriore sviluppo, e quindi la definitiva affermazione, nell’ottica del web 2.0, si è avuta quando ai siti specializzati in video sharing, un po' alla volta si sono aggiunti i siti istituzionali-aziendali che, per più svariati motivi, hanno cominciato ad ospitare anche contenuti UGC dando vita a proprie community, momento di condivisione di idee, di interessi, di passioni, alimentato dalla presenza di post video e non.


YouTube.com

Il codice HTML generato automaticamente

YouTube.com non solo permette la pubblicazione e la condivisione di video, ma genera automaticamente il codice HTML del video postato. Consideriamo il post Air New Zealand staff have nothing to hide.
Sotto alla finestra del video è facile
individuare il pulsante Codice da incorporare.

Facendo click su Codice da incorporare appare il codice HTML che può essere copiato e inserito (embedded) nel codice HTML delle pagine web, ma anche del blog che ci interessa.

Dove fare click per trovare il codice

Questo il codice HTML generato automaticamente per questo post: <object width="300" height="202"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/elD38pJX7iE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/elD38pJX7iE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="300" height="202"></embed></object>. Provare per credere.

Oggi anche i ragazzini postano video sul web. Nativi digitali, lo sanno fare anche meglio degli adulti. Postare video oltre che facile, è intuitivo. Ad inizio anni Novanta, come abbiamo visto, bisognava essere esperti informatici, o degli iniziati per riuscirci.

Siti come YouTube.com, non solo hanno reso semplice le modalità di pubblicazione video, ospitandoli sulle proprie pagine, ma hanno anche offerto la generazione automatica e pubblica del codice HTML. In questo modo l’autore, (come in definitiva qualunque altro utente), può ricopiare il codice e inserire (embed) il video in qualunque web page personale, di blog o di social network[2].

YouTube.com, fondato nel febbraio del 2005, è diventato il terreno d’elezione per quanti vogliono pub­blicare i propri video on line, divenendo il terzo sito più frequentato al mondo dopo Google e Facebook[3]. La sterzata decisiva a favore dell'affermazione dei video on line si è avuta quando, una volta che i presupposti tecnologici come la diffusione della banda larga lo permettevano, i creatori di contenuti e i consumatori degli stessi hanno cominciato a coincidere. E ciò non è un limite, ma un'esponenziale fattore di crescita. Infatti mentre la richiesta di video on line è cresciuta in questi anni, gli approvvigionamenti sono venuti in misura sempre minore da i film tradizionali o dagli spettacoli già trasmessi in televisione, a favore degli UGC, realizzati dagli stessi utenti che, secondo la ricerca di Advertising.com negli Stati Uniti sono arrivati fino al 20 per cento dei video pubblicati on line. Gli UGC hanno dato la spinta all'affermazione definitiva del video on line, con la produzione, con la condivisione, ma anche con il rating e con i commenti che hanno creato nuove categorie di fruizione.

YouTube.com ha avuto una crescita esplosiva. Fondato nel 2005[4], oggi conta più di due miliardi di pagine lette al giorno[5]. La sua è stata una crescita costante interpretando il desiderio in tutto il mondo di raccontare con i video[6], sia i momenti di vita personale, sia, anche solo avvalendosi della mini telecamera del telefono cellulare, la storia dei propri tempi sfociando in uno spontaneo, a volte rustico, quanto efficace, citizen journalism.

YouTube.com è stato fondato nel febbraio 2005 da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim (che poi hanno ricoperto rispettivamente la carica di amministratore delegato, direttore tecnico e consigliere), tutti e tre già dipendenti di PayPal.

Per realizzare YouTube Hurley, Chen e Karim furono finanziati da Sequoia Capital[7], una delle più importanti venture capitalist firm di Sylicon Valley. L’investimento è stato di 11.5 milioni di dollari per poco meno di due anni. Probabilmente nel febbraio del 2005 mai avrebbero pensato che dopo solo 19 mesi di vita sarebbero stati acquistati ed acquisiti da Google per 1,6 miliardi di dollari guadagnando circa 43 volte il capitale investito[8].

 

YouTube.com, la storia

Il primo video postato su YouTube.com.

Il dominio www.youtube.com fu attivato il 17 febbraio 2005. Il 23 aprile del 2005 alle 20.27 viene pubblicato il primo video: Me at the zoo (pubblicato qui a fianco) Raffigura  uno dei fondatori Jawed Karim. Il video ha una durata di 19 secondi ed è stato girato di fronte alla gabbia degli elefanti dello zoo di San Diego[9].

Il 16 maggio 2005 è disponibile la versione beta del sito che a novembre viene lanciato ufficialmente. E’ una cavalcata trionfale: nel luglio del 2006 YouTube annuncia che più di 65mila nuovi video sono caricati ogni giorno e che il sito riceve 100 milioni di visite giornaliere. Nel frattempo nel marzo del 2006 YouTube aveva imposto un limite alla durata dei video fissandola in poco più di 10 minuti, per prevenire la violazione dei copy­right.

Nell’aprile 2006 il sito apre anche alle versioni in lingua straniera fra cui l’Italiano, mentre, nello stesso mese inizia un’imponente cancellazione di video caricati dagli utenti che violano le norme sul diritto di autore, dopo le richieste di NBC Universal. Lo stesso network NBC Universal nel giugno del 2006 riconsidera il proprio operato e fa un’alleanza strategica con YouTube: apre un proprio canale ufficiale e vi fornisce i contenuti.

Nel settembre del 2006 un altro importante accordo questa volta con Warner Music Group: YouTube ospiterà i video musicali della Warner condividendone i guadagni pubblicitari, mentre gli UGC pubblicati su YouTube possono utilizzare le canzoni e le musiche Warner senza dover riconoscere i diritti d’autore. Il 9 ottobre anche CBS, Universal Music Group e Sony BMG Music Entertainment sottoscrivono un accordo per la fornitura di contenuti a YouTube. Il 10 ottobre 2006 Google Inc. per la cifra di 1,6 miliardi di dollari di azioni Google compra YouTube.

Il passaparola e le azione legali, vere e presunte, fanno crescere la popolarità di YouTube. Non sono sempre state sempre rose e fiori però: Viacom ha fatto causa per 1 miliardo di dollari per distribuzione on line senza permesso dei propri audio-video, mentre, venendo all’Italia, Mediaset il 30 luglio 2008 ha citato presso il tribunale di Roma YouTube chiedendo un risarcimento di 500 milioni di euro per diffusione illecita di materiale audio-visivo coperto da diritto d'autore. Il 17 dicembre 2009, il tribunale di Roma ha disposto la rimozione dai server YouTube di tutti i contenuti appartenenti a Mediaset illecitamente caricati, e in particolare quelli del Grande Fratello[10]. Per non parlare dell’oscuramento della censura in Iran, Birmania, Cina e i blocchi periodici in Turchia, Tunisia e Thailandia.

La crescita di YouTube dal 2005 al 2010

La crescita di YouTube in cinque anni (fonte: http://youtube-global.blogspot.com)

YouTube, Oggi

YouTube ha effettuato il grande salto verso una programmazione e palinsesto che l’avvicina sempre più verso la Tv vera e propria: negli Stati Uniti, e il servizio sta per essere allargato a tutto il mondo, è possibile noleggiare film in streaming, mentre, in India, ha distribuito gratuitamente le sessanta gare della Indian Premier League. Inoltre già dal novembre del 2008, YouTube aveva raggiunto una accordo con MGM, Lions Gate Entertainment and CBS, per postare film e telefilm ad episodi per intero, accompagnati dalla pubblicità. Per non parlare dell’intervista al presidente Usa Barack Obama realizzata nel 2009 con le domande degli utenti.

Tutto ciò ne ha incrementato ulteriormente la crescita: il 30 marzo 2010 Alexa Internet, società di informazioni sul web controllata da Amazon, ha collocato YouTube al terzo posto tra i siti più visitati al mondo dopo Google e Facebook[11] e in occasione del quinto anniversario, il 16 maggio del 2010, l’azienda ha comunicato di aver raggiunto i due miliardi di contatti giornalieri[12].

Per vedere i video pubblicati su YouTube.com occorre che il nostro browser abbia installato il plug-in di Adobe Flash Player (plug-in  presente di serie nel 75 per cento dei PC oppure facilmente scaricabile dal sito di Adobe[13]). Al suo varo nel 2005 era possibile caricare video senza limiti di tempo. Dal marzo del 2006 fu imposto un limite di dieci minuti per contrastare la violazione dei diritti d’autore. Questo limite nel luglio del 2010 è stato esteso a 15 minuti con file delle dimensioni massime di 2 GB[14]. I partner di YouTube.com sono autorizzati, previa accettazione dell’azienda, a pubblicare video di una lunghezza maggiore.

YouTube accetta video post nella maggior parte dei formati disponibili tra cui AVI, .MKV, .MOV, .MP4, DivX, .FLV, .OGG .OGV. Questi ultimi includono formati video come MPEG-4, MPEG e .WMV. Accetta anche file in 3GP dai telefoni cellulari. YouTube, una volta caricati i video, li converte nel formato .FLV (Adobe Flash Video). Al momento del lancio YouTube.com riproduceva tutti i video con il medesimo livello di qualità, oggi può offrire diversi livelli qualitativi anche per i telefoni cellulari. La risoluzione video originale era di 320x240 pixel utilizzando il codec Sorenson Spark H.263 con un audio MP3 mono. Dal marzo del 2008 sono cresciuti i livelli qualitativi con un deciso miglioramento della qualità dell’immagine. Dal novembre 2008 è stata implementata la funzionalità HD arrivando alla risoluzione 1280X720 (conosciuta come 720p) che dal novembre 2009 è diventata 1920x1080 (detta 1080p). Nel luglio del 2010 YouTube ha annunciato il supporto per i video in altissima risoluzione, la cosiddetta 4K (4096x3072) in pratica 4 volte la 1080p. Nel frattempo il formato dello schermo è cambiato: dal 4:3 al 16:9 (il cosiddetto widescreen). Attualmente YouTube.com usa il codec H.264/MPEG 4 AVC con audio AAC stereo.
Nel gennaio 2010 YouTube ha lanciato una versione sperimentale del sito che supporta la versione standard di HTML 5. Il che significa che i video possono essere visti senza l’utilizzo di Adobe Flash Player.
Una importante novità che illustriamo anche in questo lavoro.


I media tradizionali

I media tradizionali hanno inizialmente guardato con sospetto lo sviluppo dei video on line, temendo perdite economiche. Tanto è vero che le clip che i siti dei media tradizionali riproducevano erano usate con finalità di marketing: cercavano di riportare gli utenti alla televisione. Dopo il 2005 le cose sono cambiate: i maggiori network negli Stati Uniti e in Europa hanno cominciato a sperimentare video on line, rendendo disponibili sul proprio sito, ad esempio, i programmi del prime time immediatamente dopo il passaggio televisivo (magari con pubblicità specifica per la trasmissione web).

Oggi parliamo di streaming video live e on demand, dal vivo e in differita, frutto dell’ulteriore evoluzione della Internet dove al 31 dicembre 2009 sono quasi 467 milioni (466.952.606) gli utenti Internet in tutto il mondo ad avere un collegamento in banda larga[15].

Il web diviene intanto il luogo dove non solo possono essere riproposti i contenuti degli archivi, ma anche con l'aiuto di Amazon ed Apple, dove i distributori mettono in vendita o noleggiano i prodotti televisivi (dallo spettacolo vero e proprio al tv movie) mettendosi in concorrenza con sé stessi nella distribuzione dei DVD, oppure in altre parole aumentando le piattaforme dove il contenuto video può essere fruito.

Il sito del broadcaster, oltre ad avere la funzione di archivio, e della trasmissione on line, anche contemporanea, di quanto sta trasmettendo il palinsesto televisivo tradizionale[16] è anche il luogo dove vengono trasmessi esclusivi Webisode di serie televisive famose, accoppiate a pubblicità dedicata. I webisode curano aspetti singolari dell'intera vicenda, hanno una loro struttura narrativa autonoma e fanno da raccordo tra le varie serie. Il primo esempio del genere si è avuto con Battlestar Galattica (in Italia su Rai 4) che ha avuto una serie web di episodi settimanali durante l'estate dal titolo Battlestar Galattica: The Resistance.

 


Note

[1] L’iPhone 4, da poco in vendita in Italia, consente addirittura di realizzare video in alta definizione con la possibilità di realizzare l’editing con il software iMovie direttamente sullo stesso telefono cellulare. [Torna su]

[2] Anche altri siti, anche se non di video sharing, mettono a disposizione il codice HTML dei video pubblicati. Tra gli altri segnaliamo www.sky.it (anche se non rende il codice disponibile per tutti i filmati on line) pubblicando il codice e postando il video de I Giornali di Oggi del 7 settembre 2010: <object id="flashObj" width="486" height="412" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,47,0"><param name="movie" value="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1" /><param value="#FFFFFF" /><param value="videoId=604504980001&playerID=1612750230&playerKey=AQ%2E%2E,AAAAAFYiOQ4%2E,wE6_nns21hJ9skAUrawuU4I-5L6OVMbQ&domain=embed&dynamicStreaming=true" /><param value="http://admin.brightcove.com" /><param name="seamlesstabbing" value="false" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param value="true" /><param value="always" /><embed src="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=604504980001&playerID=1612750230&playerKey=AQ%2E%2E,AAAAAFYiOQ4%2E,wE6_nns21hJ9skAUrawuU4I-5L6OVMbQ&domain=embed&dynamicStreaming=true" base="http://admin.brightcove.com" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" allowFullScreen="true" swLiveConnect="true" allowScriptAccess="always" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed></object>. [Torna su]

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/YouTube [Torna su]

[4] http://www.youtube.com/fiveyear [Torna su]

[5] Vedi nota 12 [Torna su]

[6] Non a caso il claim di youtube.com è Broadcast Yourself (Trasmetti te stesso) [Torna su]

[7] http://www.sequoiacap.com/ [Torna su]

[8] http://www.nytimes.com/2006/10/10/technology/10payday.html?_r=1 [Torna su]

[9] http://www.youtube.com/watch?v=jNQXAC9IVRw [Torna su]

[10] http://it.wikipedia.org/wiki/YouTube [Torna su]

[11] "Alexa Traffic Rank for YouTube (three month average)". Alexa Internet, http://www.alexa.com/siteinfo/youtube.com. 30 marzo, 2010. [Torna su]

[12] Cifre dichiarate da YouTube.com, il 16 maggio 2010, nelle celebrazioni per il quinto anno di vita. Gli oltre due miliardi di pagine visitate al giorno, sempre secondo YouTube.com, raddoppierebbero l’audience in prime-time dei tre maggiori network televisivi statunitensi messi insieme (At Five Years, two billion views per day and counting,  in http://youtube-global.blogspot.com, 16 maggio 2010 [Torna su]

[13] http://get.adobe.com/it/flashplayer/?promoid=DAGCU [Torna su]

[14] http://youtube-global.blospot.com,  29 luglio 2010  [Torna su]

[15] Vedi la nota 11 dell’Introduzione [Torna su]

[16] E’ il caso di www.rai.tv [Torna su]

 

 

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